Quanto valgo?
Sì stella, anche l'ultimo dell'anno ci tocca fare MATEMATICA.

Eccoci qua, alla fine dell’anno. Sappiamo come andrà questa giornata e come sono andate quelle precedenti. Tutti lì a tirare le somme, a elencare gli obiettivi raggiunti e i piccoli grandi traguardi della vita, a mostrare il riepilogo dei libri letti e i wrap-up di Spotify, a stilare classifiche delle cose (libri, auto, viaggi, fogli di giornale) migliori del 2025. Lo faccio anch’io. Non posso farne a meno.
Pur essendo una Figlia del Caos, le liste e i bilanci sono la mia passione segreta (ok, non tanto segreta: ti invio una newsletter alla fine di ogni mese, dettagliando cosa ho scritto, letto e guardato). Li scrivo da sempre, da quando scrivevo sulla carta e una buona percentuale della deforestazione globale era attribuibile ai miei diari. Oggi i diari sono in parte sostituiti da app e fogli di Excel, dai ricordi di Facebook e dall’archivio delle stories di Instagram. Cringe, lo so, non mi ci far pensare.
Ti ho detto tante volte che non mi piace la matematica, ma anche che è indispensabile ogni tanto averci a che fare. Tutto questo catalogare, elencare, mettere in ordine, è un modo per dare un senso a ciò che spesso non ha senso. La vita, il tempo, le giornate no, le giornate sì, i sintomi, il lavoro, il conto in banca, lo spazio in casa, la felicità e l’infelicità, il valore che ho come persona. E allora facciamoli, ‘sti conti, ti va?
Da quando ho aperto partita IVA guadagno circa la metà rispetto al mio stipendio da dipendente e lavoro circa la metà del tempo. Nel frattempo, però, ho preso una seconda laurea e un’infinità di specializzazioni. Il mio valore assoluto è aumentato o diminuito? E il mio valore relativo, considerando che le spese si sono triplicate in questi due anni? Ma poi, i soldi sono un indicatore del mio valore? Forse no. Allora cosa lo è? Il tempo di qualità? Ho fatto un trasloco lungo un anno che mi ha mentalmente logorata e sono stata male quasi tutti i giorni di quest’anno. Non so quanto possa essere considerato “di qualità”.
Il mio valore è forse in quello che faccio? Beh, non faccio granché. Scrivo, che è considerato il lavoro di minor valore nella nostra società (e infatti è stato il primo affidato alle AI generative). Leggo, che può essere di valore per me ma forse non per chi mi sta intorno. La malattia e le energie sotto le scarpe riducono drasticamente la mia autonomia e la mia produttività. Non guido, non cucino, non mi occupo abbastanza della casa, non ho figli né animali domestici, qausi nessuna delle mie azioni si traduce in valore per la comunità.
Ok, ma da anni mi ripeto che non sono quello che riesco a produrre. Che non sono il numero del mio conto in banca. Che non sono la mia malattia e quello che mi consente o mi impedisce di fare. Allora cosa diavolo sono? Chi è l’entità che chiamo me stessa, come posso attribuirle un valore? La mia psicologa dice che dovrei iniziare una lista di tutte le cose che sono, e magari ci troverò qualche pregio. Proviamo anche questo.
Il valore dell’entità che chiamo me stessa lo calcolo nelle cose che sono:
capace di mettermi nei panni degli altri;
aperta al confronto con persone e storie diverse;
impegnata a capire e farmi capire;
intenta a guardare il mondo per cercarne le cose luccicanti;
interessata a sapere se quello che sto facendo, dicendo, scrivendo possa fare del male a qualcuno;
brava nel mio lavoro a prescindere dal mio compenso;
capace di mettere la faccia (o almeno le parole) nelle cause in cui credo;
coraggiosa nello scrivere quello che penso anche quando non conviene, anche quando mi rende antipatica, anche quando mi fa perdere il lavoro (true story);
ricca di conoscenze, utili e inutili;
desiderosa di rendere la mia casa, reale e metaforica, un posto in cui non ci siano discriminazioni e se ci sono si affrontano, si mettono in discussione, si problematizzano.
Adesso proviamo a scrivere questi dati in un taccuino, a metterli in ordine in un file di Excel. Vuoi sapere la verità? Tirando una riga alla fine della pagina, o cliccando sulla funzione “somma”, potrebbe apparire uno zero. Potrebbe apparire un numero negativo. Perché l’entità che identifico con me stessa non è sempre tutte queste cose. A volte pensa di esserlo e non lo è. A volte ha dei limiti oggettivi o soggettivi. A volte si lascia abbindolare e cede il suo valore a persone, cose, cause, lavori che non meritano. Se ti conosco bene, lo stesso vale per quell’entità che chiami te stess*.
Lo so perché il post più letto di quest’anno in questa newsletter (a proposito di tirare le somme), è quello in cui parlo apertamente dell’essere precari e lontanissimi da qualsiasi parvenza di stabilità1. E il secondo quello in cui dico che io la voglio, la vita, anche quando consuma più del carburante che mi è rimasto nel serbatoio2. E il terzo quello in cui dico che io sono il corpo, anche quando il corpo non funziona3. Li hai letti perché questi conti li fai anche tu. Li hai letti perché anche a te i conti non tornano. Li hai letti perché ci credi ancora, che con il tempo e l’impegno e il cuore al posto giusto (come dicono nei paesi anglosassoni), quel valore sarà positivo. Allora l’unico buon proposito possibile per questo 2026 è cominciarla, quella lista, trovare le cose che luccicano al suo interno e tornare a guardarla quando ci sembra di valere zero.
“Togli l’amore e avrai l’inferno, mi dicevi, don Pino.
Metti l’amore e avrai ciò che inferno non è.”
[A. D’Avenia - Ciò che inferno non è]
Disclaimer: questo post puoi leggerlo in tandem con quello di Elena Panciera (she/they) che trovi qui, ma giuro che non è stato copiato. Lei sa che era in bozze da settimane. Che posso dirti, siamo due persone che subiscono discriminazioni intersezionali e che lavorano nel mondo della comunicazione. Abbiamo molte paturnie in comune sul nostro valore. Hooray!
📝 A dicembre ho scritto:
Abito fit and flare: significato, storia, come sceglierlo e idee di outfit
Mia mamma Maud Wagner, un libro illustrato per ispirare bambine anticonformiste
È anche uscita l’ultima puntata di quest’anno di Ma parla di me?, su Elphaba di Wicked. Trovi tutti gli episodi qui. Qual è stato il tuo preferito?
📖 A dicembre ho letto e riletto:
Mia mamma Maud Wagner, di Carlotta De Melas ⭐️⭐️⭐️⭐️
Little Women, di Louisa May Alcott ⭐️⭐️⭐️⭐️
Natale al femminile. Racconti sotto l’albero, a cura di Eleonora Carantini ⭐️⭐️⭐️⭐️
📺 A dicembre ho visto:
The Fall Guy, di David Leitch. Sorprendentemente carino.
Wake Up Dead Man: a Knives Out Mystery, di Rian Johnson. Ho adorato tutto.
Little Women (1994), di Gillian Armstrong. In fondo, è un film di Natale.
Spaceballs, di Mel Brooks. Non chiedermi perché, ma io e mio marito lo guardiamo ogni anno il 23 dicembre.
The Eras Tour | The last show perché sì, con circa 15 anni di ritardo ho sviluppato un’ossessione per Taylor Swift e creato una playlist che si chiama “The Life of a Giovanna”. Sull’account di mio marito.
Stranger Things 5 vol.2, dei Duffer Brothers. Sì ho pianto, più volte. No, non l’ho trovata inutilmente lunga. Certo, ne parleremo domani dopo l’uscita del gran finale ❤️🔥.
Questo:
Questo:
Questo:



In un modo o nell’altro entrambe abbiamo scritto di vocazione. Sarà un classico delle newsletter di fine anno?
Mi ritrovo tanto anche nella tua lista, a proposito di quello che ti ho scritto ieri.
Buon anno Gio! Non smettiamo di cercare!✨
Solo: grazie. E tanto felice di essere qui, a leggerti, a conoscerti, ad apprezzarti.