Antipatica
Quando ho capito che non avevo capito il significato di questa parola.
Ero piccina, quando mi interrogavo sul significato delle parole simpatica e antipatica.
simpatico
[sim-pà-ti-co] agg., s. (pl.m. -ci, f. -che)
agg.
1 Che suscita un sentimento d’attrazione, una disposizione favorevole: un amico s.
2 Gradevole, divertente, piacevole: ambiente, spettacolo s.
3 Opportuno, cortese: non è s. andarsene senza salutare
Così recita il vocabolario di Il Corriere della Sera.
Al maschile, nessun dubbio. Ma al femminile? Più e più volte venivo definita antipatica, e soprattutto dal mio abuser. Evidentemente lo attraevo. Sapevo, da diverse fonti, di essere una bambina gradevole, piacevole, opportuna, cortese. Qualche volta anche divertente, non era la mia specialità ma sì, mi capitava di ridere e far ridere. Eppure ero antipatica. Ho capito solo con il tempo cosa volesse dire veramente.
L’ho capito guardandomi intorno, scoprendo che non ero l’unica creatura dai tratti femminili per cui questa parola assumeva connotati sinistri. Se sei donna, o bambina (o socializzata come tale) e sei antipatica… ho una rivelazione per te. Questo aggettivo non ha nulla a che vedere con il tuo umorismo, con la battuta pronta o con la tua capacità di far ridere gli altri. Quello che si sta misurando, qui, è la tua capacità di ridere delle battute altrui. Di compiacere. Di dire alla persona che hai di fronte che ha ragione. Che quello che ha detto è straordinariamente divertente, spiritoso, intelligente, innovativo, ommioddiononavevomaipensatoaunacosadelgenereseiunasagoma!
Magari è solo una mia impressione, quella che (soprattutto per gli uomini) la simpatia delle donne si misuri soprattutto in condiscendenza. O magari sono stati scritti libri su libri, studi e articoli scientifici su questo e te ne metterò una piccolissima parte proprio qui, chi lo sa. Guardo le mie amiche, le mie parenti, le mie colleghe, le mie conoscenti e in tutte ritrovo la stessa cosa. Simpatiche non sono quelle che fanno ridere e sorridere, sono quelle che ridono e sorridono. Quelle che non danno fastidio. Se dai fastidio, anche solo un pochino, sei antipatica.
Da bambina ero, credo, la condiscendenza fatta persona. Mai una prepotenza, mai un lamento, mai un capriccio. I miei genitori dimenticavano in quale stanza mi trovassi, perché ero super silenziosa. Non davo fastidio, mai, a nessuno. Tranne quando mi ritraevo a lui. Allora sì che diventavo antipatica. Non era la disponibilità assoluta del mio corpo che voleva, almeno non solo quella. Voleva la disponibilità assoluta di Giovanna come persona, Giovanna bambina, Giovanna simpatica. Voleva che fossi tutta concentrata su di lui, tutto il mio essere, la mia attenzione, il mio tempo. Se lui era presente, dovevo dedicarmi a lui. Altrimenti ero antipatica.
Mi è successo ancora da ragazzina e da adulta, è successo immagino anche a te. Il vecchio nella sala d’aspetto del medico che ti mette la mano sulla coscia e, quando ti allontani, dice “Mi sembravi più simpatica”. Il ragazzo (chissà se poi era un ragazzo) che ti chiedeva foto intime in chat e, quando ti rifiutavi, scriveva “Non fare l’antipatica”. I conoscenti che ti definiscono antipatica se non sei al 100% d’accordo con il tuo partner. L’uomo che fa una battuta sullo stupro e, se gli fai notare che è inappropriata, ti dice “Ma fattela una risata!”. Ti guardi intorno. Ti accorgi che le altre donne, quelle simpatiche, non hanno fatto una sola battuta per tutta la sera. Ma hanno riso alla battuta sullo stupro, e questo è bastato a renderle simpatiche.
La colpa non è di quelle che ridono, di quelle simpatiche. È colpa di un sistema che ci ingabbia da secoli e che sì, ci siamo, sto per dirlo, adesso lo scrivo, si chiama patriarcato. La cultura, la religione, la politica, la morale, le tradizioni dicono che una donna simpatica è una donna che sta in silenzio anche quando qualcosa non va. «La donna “femminile” è quella passiva, deferente nei confronti degli uomini, e “non palesa emozioni quali la rabbia, la frustrazione o l’aggressività”1». E mai fa notare a un uomo che ha avuto un comportamento sbagliato, molesto, offensivo, violento, spaventoso.
Ce lo insegnano in tenera età, e quando diventiamo adulte e ci rendiamo conto di cosa ci è stato fatto per anni, per decenni, per secoli, per millenni, è troppo tardi. L’imprinting è avvenuto. La bambina ha imparato a non dare fastidio. «Il suo contributo consiste nel non esistere. Quanto alla sua sofferenza personale, è intorpidita, non sente niente2». Ci vorranno anni di terapia per capire cosa è successo. Ci vorranno anni di studio per capire che continua a succedere, tutto intorno a noi. Forse non basteranno.
Io non ero una bambina antipatica e non sono una donna antipatica. Ero e sono la persona più entusiasta che conosca. Capace di andare in visibilio per il minimo accenno di affetto. Felice della felicità altrui. Sempre pronta a festeggiare qualsiasi cosa. Assurdamente ottimista. Incrollabile lavoratrice di un mondo migliore. Ero una bambina che sognava di fare la principessa, la cowgirl, la fata e la strega, come tutte le bambine. «È facile pensare di essere la sirena, identificarsi con la sposa fatata […] e dimenticare la sposa umana, brutalizzata, torturata e bruciata per aver mostrato un inaccettabile bagliore di autonomia3».
Sono stata e sono tutt’ora brutalizzata, torturata e bruciata, lo siamo tutte, ogni giorno. «L’emotività femminile viene ritratta come una forza distruttiva che deve essere contenuta e (se possibile) del tutto negata, perché se mai dovesse erompere e diventare visibile, le donne diventerebbero esseri immondi, riprovevoli e disgustosi4». Dobbiamo stare zitte, per evitare di essere antipatiche. Lo vedi anche tu? Sui giornali, sui social, per strada, nelle conversazioni tra intellettuali5 in cui al massimo, se non brutta, una donna che si esprime sarà almeno intransigente, violenta, arrabbiata. Sì, antipatica.
Se così fosse beh… adesso sono una donna adulta. E fiera della mia antipatia.
Posso lasciarti due consigli di album musicali da vera strega? You seem pretty sad for a girl so in love, di Olivia Rodrigo e Magia Bianca, di Francesca Michielin.
📝 A giugno ho scritto:
Ho pubblicato la puntata n. 17 di Ma parla di me?, la mia rubrica a tema personaggi della cultura pop. Parla di Shane Hollander e Ilya Rozanov di Heated Rivalry e l’ho scritta con l’aiuto prezioso di Chiara Personeni 💗
È uscito anche il mio racconto “Bimba di nessuno” per il progetto storie dal margine , a cui tengo moltissimo 💗 Puoi leggerlo o ascoltarlo qui.
📖 A giugno ho letto:
Blackwater II - La diga , di Michael McDowell ⭐️⭐️⭐️⭐️
Blackwater III - La casa , di Michael McDowell ⭐️⭐️⭐️⭐️
Blackwater IV - La guerra , di Michael McDowell ⭐️⭐️⭐️⭐️
Blackwater V - La fortuna , di Michael McDowell ⭐️⭐️⭐️⭐️
Eh lo so, con le saghe va così.
📺 A giugno ho visto e rivisto:
Jumpers - Un salto tra gli animali, di Daniel Chong. Questa storia delle traduzioni dei titoli è diventata una questione personale, ma il film è carino.
Spider Noir di Oren Uziel e Steve Lightfoot. Deliziosamente nonsense e quindi amato.
Ladies First di Thea Sharrock. Avevo visto anche la versione francese, questa è meglio.
Money Road - Ogni tentazione ha un prezzo 2. Non avevo mai visto mio marito urlare davanti a un reality show (io invece lo faccio d’abitudine). Questa forse mia cit preferita della storia:
Naomi Wolf, Il mito della bellezza, edizione 2002
Robin Norwood, Donne che amano troppo, 1989
Jude Ellison Sadie Doyle, Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, 2021
Jude Ellison Sadie Doyle, Spezzate. Perché ci piace quando le donne sbagliano, 2022
https://www.corriere.it/cultura/26_giugno_20/michele-mari-insulti-michela-murgia-premio-strega-0c839f56-b245-4dc2-aa68-9b2bbd54fxlk.shtml




